ADORAZIONE EUCARISTICA - Parrocchia Madonna della Strada

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ADORAZIONE EUCARISTICA

 
 

Adorazione Eucaristica

1 marzo 2019


Canto.

dal salmo 91
È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.
Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.
Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

Dal vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Il vangelo invece invita a guardare la pagliuzza altrui e la trave propria, con gli occhi con cui li guarda il Signore: con verità, ma senza condannare nessuno e senza disperare, perché Egli ci dona sempre la possibilità di ricuperare, di ravvederci, di ricominciare. Quanto spesso siamo inclini a rilevare anche il più piccolo difetto altrui, senza riconoscere che noi non siamo migliori, anzi talora siamo ben peggiori. E quand'anche parliamo con retta intenzione, rilevando i difetti altrui al fine di correggerli, stiamo bene attenti: non pretendiamo di guidare gli altri, se non siamo sicuri di parlare non secondo le nostre opinioni ma in conformità con quanto insegna il Maestro; altrimenti saremmo come un cieco che guida un altro cieco, e tutti e due cadono nel fosso. Stiamo bene attenti, anche perché le nostre parole rivelano chi siamo: come non possono venire uva o fichi da un cespuglio spinoso, così non può venire il bene da chi non l'ha nel cuore? L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Guardarci l'un l'altro
con lo sguardo di amore misericordioso
con cui Dio guarda tutti.

È cieco chi non mette al primo posto l’amore. Le leggi, le abitudini, le tradizioni, le osservanze, sono cose buone e da non trascurare, ma la misericordia ha il primato sulla legge. I falsi maestri sono coloro che hanno la trave nell’occhio, che non mettono l’amore come primo orizzonte di tutto l’agire.

Signore dell'amore e della pace,
noi desideriamo convertirci a te!
Non possiamo illuderci
di giungere a vivere bene, in pace, senza di te.
Non possiamo pensare
di superare le inquietudini interiori
e le nostre guerre personali,
se non ci rivolgiamo a te, Signore della pace,
Gesù Cristo crocifisso e risorto
che hai subito la morte per donarci la pace.
Noi ti chiediamo quella pace
che sorpassa ogni nostro progetto e possibilità
e che può rassicurare i nostri pensieri,
le nostre volontà, i nostri cuori!

Card. Martini

Canto.


La riflessione di Papa Francesco
Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il "Credo", noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie. Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù.

Gesù ha pregato tanto per l’unità dei discepoli. È la preghiera dell’Ultima Cena, Gesù ha chiesto tanto: «Padre, che siano una cosa sola». Ha pregato per l’unità, e lo ha fatto proprio nell’imminenza della Passione, quando stava per offrire tutta la sua vita per noi.  «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). L’esperienza, però, ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità. E non pensiamo solo agli scismi, pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati "parrocchiali", a quei peccati nelle parrocchie. A volte, infatti, le nostre parrocchie, chiamate ad essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie… E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…

Dio, invece, vuole che cresciamo nella capacità di accoglierci, di perdonarci e di volerci bene, per assomigliare sempre di più a Lui che è comunione e amore. In questo sta la santità della Chiesa: nel riconoscersi ad immagine di Dio, ricolmata della sua misericordia e della sua grazia.

Udienza generale, 27 agosto 2014


Padre, insegnami a vedere la trave
che mi copre gli occhi,
quella che non mi lascia riconoscere
le mie miserie e i miei errori.
Toglimi la trave
che mi trasforma in giudice dei miei fratelli,
quella che me li fa criticare,
che me li fa condannare per via della mia superbia.
Quella che mi fa solo parlar male di loro.
Toglimi la trave dagli occhi,
quella che trasforma la mia lingua
in uno strumento di guerra,
distruggendo e pregiudicando i miei fratelli.
Toglimi la trave che non permette
che esca da me il dono
del perdono e della misericordia.
Toglimi, Signore, la trave dall’occhio
perché smetta di vedere la pagliuzza
nell’occhio del fratello,
e donami la grazia di vederlo,
di guardarlo con la stessa misericordia
con cui tu mi guardi e mi perdoni.
Amen

Canto


Tu ci sei necessario, Cristo, unico mediatore,
per entrare in comunione con Dio Padre
per diventare come te, unico Figlio,
suoi figli,
per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario, Cristo, Signore, Dio con noi,
per imparare l'amore vero e camminare,
nella gioia e nella forza della tua carità,
sulla nostra via faticosa,
sino all'incontro finale
con te amato, con te atteso,
con te benedetto nei secoli. Amen.

Paolo VI


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